05.08.2013

Gli occhi di una bambina



“Ho settant’anni e sono nata due volte.
La prima volta in casa di mia nonna.
(29 aprile 1933).
La seconda volta ero in mezzo a un prato, di fianco alla casa ridotta in cenere dai tedeschi.
24 giugno 1944.
Avevo tre buchi di pallottola nel corpo.
Il nazista mi puntò il fucile in mezzo agli occhi.
Poi ci guardò dentro.
E fece salva la mia vita.”

Liliana vive le sue giornate da bambina nel piccolo paese di Bettola, in provincia di Reggio Emilia, giocando vicino al fiume Crostolo, osservando ciò che le succede intorno e ascoltando i discorsi dei grandi. Ha solo undici anni quando si trova faccia a faccia con la morte, che ha il colore delle divise grigio verde dei soldati tedeschi. Un’azione partigiana fallita miseramente e con conseguenze disastrose condanna i pochi abitanti di Bettola  alla morte. La possibilità di fuggire non viene presa in considerazione e in poche ore, durante la notte, Liliana viene catapultata all’inferno. Si ritrova con tre buchi di pallottola nel corpo e una caviglia rotta, ma viva. A decidere però della sua vita è un soldato tedesco che la trova vicino al fiume e miracolosamente decide di risparmiarla, salvandole così la vita.
“Com’è fatto l’inferno? Che odore ha? Che suono ha? che faccia ha? Che lingua parla? Fa male tutto in un colpo? E’ buio o c’è il fuoco? E’ sordo o c’è il frastuono? Com’è fatto l’inferno?
Il mio inferno sono sei belve che spingono me e la mia mamma nella camera dei nonni, ci costringono ad andare verso di loro che sono seduti sul letto, si schierano in un secondo contro il muro. Hanno davanti agli occhi un anziano, un’anziana, una bambina e, a sinistra, una donna in piedi.
E sparano.
Sparano. 
Sparano. 
Sparano ancora.”

A distanza di sessant’anni Liliana Manfredi trova il coraggio di mettere per iscritto la sua terribile storia, di far uscire certi ricordi che sono comunque impressi e tatuati nella testa. Sono ricordi dolorosi, sempre vivi, che suscitano paura ma prima di tutto incredulità. 
La storia di Liliana è una goccia in un mare di massacri e barbarie che sono accaduti nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Ma le testimonianze devono esserci, devono essere conosciute, soprattutto dalle nuove generazioni.
Bisogna parlarne non solo per non dimenticare, ma anche per rendersi conto di quanto male può esserci in un essere umano, di quanta crudeltà riesce a spingere una persona a fare cose che nemmeno alla bestia più malvagia si arriva a fare. 
Bisogna sapere per rendersi conto che a distanza di settant’anni sono cambiate le mode, la tecnologia ha fatto passi da gigante, la medicina e la scienza hanno quasi il potere di Dio allungando e creando la vita a loro piacimento. 
Ascoltiamo queste testimonianze…

Il nazista e la bambina
Liliana Manfredi
Aliberti editore
IV edizione 2009
da 13 anni
adulti

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